Marco Fiori

Un nome che è garanzia

Andatura eretta in moderni tailleur dai vivaci colori, fisico asciutto e longilineo, un viso ovale incorniciato da un caschetto di capelli sale e pepe esibito con elegante femminilità: questo, in estrema sintesi, l’identikit di Laura Stor.

Il nome è un presagio dicevano i romani anche se forse non si riferivano alle donne né, tanto meno, alle artiste con un cognome così “tedesco”, spiccio e rapido come il suo incedere, preceduto dal suono dolce e musicale del nome che rispecchia la gentilezza e l’amabilità della persona. Triestina di nascita, formazione incisoria presso la sede romana della scuola di grafica Venezia Viva e romana d’adozione, Laura Stor ha fondato nella Capitale la scuola di incisione e stamperia “perinciso”. I suoi molteplici interessi la spingono spesso a spostarsi con il marito Piero da Roma a Milano e, soprattutto, a Trieste, città verso la quale ha conservato un profondo legame. I triestini hanno fama di essere persone particolarmente legate alle loro tradizioni e all’unicità di alcune usanze. Se, per esempio, entrassimo in un bar di Trieste chiedendo “un caffè” saremmo guardati con occhio interrogativo, esattamente come se in una qualunque trattoria italiana chiedessimo “una pastasciutta” senza precisare cosa desideriamo mangiare. I triestini precisano sempre se il caffè è nero, macchiato con molto o poco latte, se vogliono un cappuccino o un caffelatte e, pur essendo gentili e cortesi, guardano con disdegno chi, anche in buona fede, li ritiene friulani. Le persone nate qui hanno un particolare attaccamento alla famiglia pur manifestando nella vita sociale un carattere piuttosto refrattario e, a quanto dicono, non lasciano volentieri la loro città se costretti da impegni lavorativi o da nuove scelte di vita. Di genere opposto invece l’atmosfera nella Capitale dove pare accertato che chiunque, vivendo a Roma, dopo qualche anno sia destinato a sentirsi romano. E’ difficile pensare che Laura non sia stata influenzata da questa sindrome e, verosimilmente, in lei convivono due anime, quella triestina e quella romana in frequente contrapposizione. Se consideriamo inoltre le sue ripetute incursioni mitteleuropee dovute a mostre, inviti o, semplicemente, per assecondare la sua vocazione a nuovi contatti interpersonali ecco che si possono meglio delineare alcuni aspetti della sua personalità utili a valutare razionalmente i risultati del suo lavoro.

Attiva da oltre quaranta anni nel mondo della grafica d’arte e dell’incisione, ancora oggi ha costantemente voglia di percorrere nuove strade e di cimentarsi in procedure inusuali. Credo che i migliori risultati calcografici li abbia raggiunti con le acqueforti di puro segno, dove la luce e le forme risultano esaltate dalle sapienti morsure. L’utilizzo abituale dell’acquatinta rivela la sua vocazione “coloristica” spesso cercata con i soli contrasti del bianco e nero. Fra le tavole particolarmente riuscite ricordo la serie Omaggio a Schiele, ricca di varianti calcografiche di sapore espressivo, dove si può leggere la sintesi della sua poetica e dell’abilità grafica ampliata ed accompagnata ad una grande curiosità nella ricerca di nuovi risultati. Dopo quell’esperienza si intensificano i lavori eseguiti con svariate e insolite tecniche d’incisione anche su materiali diversi come, ad esempio, una serie di matrici ricavate da un particolare tipo di cartone dove l’immagine è ottenuta con una sorta di “spellatura” della materia. E’ probabile che l’interesse e la curiosità alla sperimentazione siano stati alimentati nel suo laboratorio dove, per tantissimi anni, ha insegnato incisione, stampato per altri artisti e realizzato opere per svariate committenze. E’ forse per queste tante varianti che nel lavoro incisorio di Laura non vi è quella identificazione immediata che di solito troviamo nei professionisti del suo livello. Non escludo che questo la possa penalizzare in un giudizio frettoloso dei suoi lavori. Il “timbro” che secondo Morandi ogni artista dovrebbe evidenziare nelle sue opere, in lei non è subito manifesto. Molti artisti questo timbro credono erroneamente di lasciarlo negli immutabili soggetti dei loro lavori ripetendo per una vita intera le stesse opere. Laura, al contrario, ha realizzato innumerevoli cicli di opere sempre diverse e, se ben guardiamo, per ogni soggetto ha scelto la tecnica di incisione più funzionale come, inizialmente, acqueforti e puntesecche per i fiori e le nature morte, acquetinte per i ritratti simili a vecchie fotografie e per i paesaggi dal sole oscurato, fino agli splendidi scorci di case assolate ricavate dall’umile cartone arrivando, dallo stesso, ad un’interessante tavola a colori ispirata al dramma dei bambini nei campi di concentramento. Sempre a colori sono le numerose “tecniche xilografiche” come i grandi linoleum dedicati ai giochi dei bambini e intitolati con i loro nomi. Anche nelle dimensioni delle matrici Laura Stor è estremamente versatile e sulle piccole lastre riesce a trasferire con immutata bravura tutte le singolarità della sua arte. Ecco quindi una svariatissima serie di ex libris, di P.F. (i famosi biglietti augurali di vecchia tradizione) ma, sopratutto, i sempre più frequenti inviti per la collaborazione e la realizzazione di libri d’artista e da collezione arricchiti con sue incisioni.

Con tanta energia creativa non deve sorprendere che Laura Stor, oggi all’apice delle sue potenzialità creative, pensi con entusiasmo e meraviglia ai molteplici lavori che ancora l’attendono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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