“Grafica d’arte”

Supplemento al n. 122 – Giugno 2020 – Articolo integrale

Laura Stor

Eleonora Del Riccio

Di Laura Stor, artista triestina, vissuta per cinquant’anni a Roma e solo recentemente tornata a Trieste1 , si vuole offrire con questo articolo una succinta panoramica. A Roma Laura Stor aveva in zona San Paolo il vivace laboratorio “perInciso” con annessa scuola di incisione e stampa, dove teneva corsi con grande impegno e soddisfazione. A questa attività si era poi aggiunta una parentesi di corsi extracurricolari presso il liceo scientifico statale Primo Levi, dove per cinque anni la Stor ha lavorato per divulgare fra i ragazzi l’incisione. Un’esperienza che ancora oggi ricorda con affetto e per la quale si era dovuta inventare il modo per appassionare le classi, nonostante l’impossibilità d’utilizzo del torchio o degli acidi.

Il piacere per l’insegnamento ben si coniuga in Laura Stor con l’attitudine per la sperimentazione tecnica, a tal punto che risulta difficile connotare l’intera produzione grafica dell’artista con un unico termine riassuntivo. Ed è proprio la Stor a sottolineare questo stato di fatto, quando afferma che: «come si ricava dalla mia produzione, mi piace spaziare fra tutte le tecniche, mescolarle fra loro, curiosare fra risultati diversi e mi rendo conto che proprio questa disparita di produzione renda difficile attribuirmi un connotato preciso». Nemmeno l’utilizzo del colore, pure così diffuso nella produzione delle sue stampe, sembra assurgere come comun denominatore per raccogliere le opere facenti parte del corpus dell’artista, che certamente non partiva dal colore: «il mio innamoramento [per la grafica] è stato rigorosamente in bianco e nero»2.

E altresì vero però che l’utilizzo del colore si presta molto bene per descrivere il lavoro della Stor con il linoleum e in particolare con la tecnica della “matrice a cera persa”: una tecnica che si conclude con la distruzione della matrice sulla quale l’incisore è intervenuto a pin riprese partendo dai toni più chiari e scalando man mano la gamma cromatica verso i toni più scuri, per terminare infine con le ultime macchie nere. Una tecnica, di derivazione picassiana, laboriosa ed estenuante, che Laura Stor utilizza senza l’aiuto di assistenti e che dà come risultato una serie limitatissima di stampe che non superano i cinque esemplari, che l’artista realizza nell’arco di un’intera giornata.

Ci sono l’acquaforte e la puntasecca su plexiglass e poi l’acquatinta che ben si presta per la tecnica à la poupée – procedimento nel quale il colore viene applicato per mezzo di tamponi in stoffa nella parte della matrice che si desidera abbia quel determinato colore. Ad ogni modo, è il soggetto a determinare la tecnica e così, a sua volta, è quest’ultima a stabilire l’impiego o meno del colore. Pertanto, nella disamina delle opere dell’artista sarà pin prudente procedere secondo il tema trattato, piuttosto che in accordo alle similarità tecniche.

Volendo considerare più da vicino alcuni gruppi di opere possiamo iniziare da quelle esposte nel 2010 nella mostra “Appunti di viaggio”, che raccoglieva tutti i lavori che la Stor ha compiuto a seguito di alcuni viaggi intrapresi nel corso della sua vita. Si tratta di stampe intagliate a posteriori, in studio, partendo da alcune foto scattate e realizzate ad acquatinta lì dove la tecnica si prestava per gli sfumati e per rendere con maggiore veridicità atmosfere più calde e accoglienti, come Granada, Budapest, Londra, Mayfair, Salisburgo.’ la fortezza, oppure per soggetti pin drammatici, ad esempio Praga: il giardino della Memoria, la Stor ha preferito una resa pin severa e minimale in bianco e nero.

Un soggetto frequente nel corpus di Laura Stor è rappresentato dalle case: case vissute, diroccate, case rifugio, case come manifestazione culturale, case e loro interni, case intime. Dai ruderi del Carso triestino, alle case della Garbatella, alla casa dei Buddenbrook, alle casette mitteleuropee e in particolar modo alle Case di Schiele, artista usato come fonte d’ispirazione non tanto per la resa della figura umana quanto per gli spazi che essa abita o Il bel Danubio Blu.

Un altro nucleo di opere riguarda le stampe che hanno come soggetto la letteratura: personaggi letterari prevalentemente femminili e scrittrici, riunite in una mostra tenuta nella sala espositiva delle Assicurazioni Generali di Trieste, dal titolo “Con testo a fronte” (2014). In questo gruppo di incisioni la tecnica è stata differenziata, nel senso che per alcune ha ritenuto necessario scegliere una tecnica pulita, cristallina, costituita da soli segni e perciò era stato d’obbligo ricorrere all’acquaforte, mentre per altre, ad esempio Agatha C. Viaggi e misteri, si era proposta di creare un’opera che suscitasse mistero, pertanto occorrevano segni un po’ più ruvidi, dei colori a contrasto realizzati sempre con l’acquaforte, ma in una declinazione più disinvolta e imprecisa, dove i tratti risultassero larghi e irregolari.

Parlando poi di viaggi e d’ispirazioni suggerite da altri artisti, un altro nucleo interessante è rappresentato da un gruppo comprendente: Eva come serpente, Adamo ed Eva robusti, Cavaliere fantastico I e II, Il vizio e la virtu. La fonte è uno scultore francese borgognone, Gislebertus, scoperto dall’artista durante un viaggio in Francia, e tutte le opere sono realizzate con graffio ruvido sul presspan, o come scrive la Stor: «il nero fondo del cartone spellato».

Parlando dei suoi progetti futuri l’artista preannuncia: un nuovo laboratorio in fase di allestimento, nuovi corsi d’insegnamento perché giovano sia a chi li impartisce sia a chi li segue e, infine, la preparazione di una mostra per la Biblioteca Statale Stelio Crise (Trieste).

Note

1 La sua città natale, lasciata per trasferirsi a Roma e per frequentare la Scatola Inter nazionale di Grafica Venezia Viva nella città lagunare più di trent’anni fa.

2 Comunicazione epistolare.