Silvia Ranzi

Trame segni che sul filo del ricordo

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Laura Stor, originaria di Trieste, trapiantata a Roma, da vent’anni si dedica con alacre impegno all’arte incisoria. Il suo iter artistico ha conosciuto due tappe significative: ha frequentato la Scuola Grafica di “Venezia Viva” e ha seguito un discepolato di arricchimento presso Antonio Tamilia nel laboratorio romano “Tracce”. L’attività incisoria, congeniale al suo temperamento artistico, è stata scelta quale medium espressivo per la messa in opera di un linguaggio segnico autonomo che esterna quelle energie creative affiorate in lei fin dagli anni giovanili. Multiforme è la “sapienza” professionale, maturata con instancabile laboriosità nel costante affinamento delle tecniche incisorie di tradizione. Intensa è la carica sperimentatrice che anima l’artista nella voluta commistione di effetti grafico-incisori, alla ricerca di “neologismi” espressivi, consoni all’interpretazione estetica del reale. La sua variegata produzione spazia dalle acqueforti delicate e ben costruite alle atmosferiche acquetinte, dalle gestuali incisioni a vernice molle alle morbide puntasecche, fino all’effetto macchia delle acidature dirette; dalle tricromie all’ausilio dell’acquarellatura a mano, per cimentarsi infine in originali sperimentazioni di nuove matrici polimateriche (vinavil su cartone graffiato). Lo stile incisorio di Laura Stor, superando il descrittivismo veristico, intride i soggetti prescelti di un assorto e raffinato lirismo poetico che sembra far proprio quel silenzio contemplativo naturalistico di ascendenza morandiana. Le tematiche suggestive realizzate propongono ora immagini tratte da vecchie fotografie di famiglia, ora la riscoperta di vedute paesaggistiche carsiche o lagunari, care alla memoria affettiva dell’artista per riappropriarsi delle origini natie; ora la rappresentazione di luoghi rivisitati dalla memoria visiva in viaggi occasionali, secondo lo spirito di una composta atmosfera emozionale. Laura Stor dunque, quale filologa dell’immagine e cesellatrice puntuale e attenta a catturare sulla lastra, secondo una grammatica segnica elegante, i valori chiaroscurali della luce in tagli compositivi classici, supportata da una magistrale scorrevolezza disegnativa. Le tensioni del segno, nel gioco dei bianchi e dei neri, nei tratteggi e negli sfumati, traduce il reale per approdare ad una visione naturalistica, il cui dato fenomenico è distillato dal nitore e dalla purezza della linea che duttile coglie il fluire esistenziale nelle sue risonanze evocative. Cultrice del dettaglio e della decorazione, si dedica anche alla definizione incisoria di particolari decorativi con risultati estremamente moderni: dai rilievi floreali tratti da capitelli di dimore carsiche, alla copiosa produzione di ex-libris, per affiancare inoltre all’attività principe incisoria quella di ceramista, in cui realizza pregevoli manufatti.

Silvia Ranzi

Roma, maggio 2000

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